Questa scuola non è un albergo

“Fisicamente gli assomiglio molto, ma ho i capelli ricci di mia madre. Quant’era bella, anche lei. Aveva un sorriso che faceva squagliare. Si chiamava Alessia e lavorava nell’ospedale Loreto Mare come neurochirurga. Quante vite ha salvato, prima di perdere la sua”?


Romanzo ambiebtato a Napoli. Angelo D’Amore è un ragazzo semplice e con la testa sulle spalle, frequenta l’ultimo anno dell’ istituto alberghiero, circondato da tanti amici bizzarri e segretamente innamorato di una sua prof. La nota malinconica della sua vita è l’assenza della mamma, morti anni prima in un incidente in barca. Angelo è divertente e allegro e ci riporta alla spensieratezza dei diciotto anni.

La nostra spiaggia preferita è quella di Capo Miseno, dove si fa acchiappanza in un niente. Non dobbiamo sforzarci: modestia a parte, abbiamo due fisicacci che attirano come calamite

In questa storia, come in tutti gli altri libri dell’autore, i personaggi sono descritti così vividamente che prendono forma e ai miei occhi diventano così familiari da trasformarsi in dei vicini di casa! Ne vengono messe in risalto caratteristiche che li rendono unici ed empatici.

Ma, al di là del del racconto, vorrei parlare della magia che scaturisce dalla penna di Pino Imperatore. Apro le prime pagine e mi trasporta sulla comoda poltrona di un teatro, si alza il sipario e iniziamo a vivere una commedia, nella quale mi fa sempre sorridere, perché gli aneddoti sono simpaticissimi, a tratti mi fa sbellicare dalle risate per le scene esilaranti che ci racconta e per i personaggi pittoreschi che ci presenta, e nelle sue pagine non manca mai il momento in cui mi fa commuovere perché lascia sempre qualcosa su cui soffermarsi a riflettere. Chiudo il libro con una sensazione dolce e un po’ malinconica, sentimenti che nel cuore di noi napoletani vanno spesso a braccetto.

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