I passi di mia madre

“Ero solo una ragazzina, allora, poca dimestichezza con le parole e l’urgenza di arrendermi all’evidenza di non avere più una madre per dimostrare al mondo che me la sarei cavata comunque, sarei cresciuta lo stesso, addirittura meglio, più giusta e forte”?


Agata è una editor quarantenne, una donna ormai adulta segnata dall’abbandono di sua madre, che quando lei aveva tredici anni se ne andò di casa, di punto in bianco, senza lasciare traccia di sé. Questa mancanza la ossessiona e continua a condizionare ogni attimo della sua vita.

Tira su la testa. L’ha ripetuto così tante volte mia madre, che nel ricordo la sua faccia è un foglio bianco con queste parole stampate sopra. …

…Tira su la testa. Me lo dico da sola. Da quando lei ha fatto la sua scomparsa. Lo faccio qui, davanti allo specchio. Ubbidisco all’ordine della madre assente

Sfogli le prime pagine e scivoli dentro un racconto intimo e denso di emozioni. Un viaggio tra lo stomaco e il cuore, dove le sensazioni più forti si annidano e fanno eco; è proprio lì che Agata combatte un vuoto incolmabile, una ferita impossibile da sanare, quella dell’abbandono di sua madre.

Ed è così che inizia a scriverle una lunga lettera, spinta dall’urgenza di trovare una ragione, butta giù parole affinché possano riempire il silenzio assordante che la attanaglia e la costringe a continuare a collezionare vuoti. Queste lettere diventano un’ancora di salvezza che rompe gli argini della solitudine, lasciando spazio a parole dal suono malinconico taciute troppo a lungo.

Una storia che si insinua sottopelle permettendoci di guardare attraverso gli occhi di Agata, facendoci rimbalzare tra i suoi pensieri e i suoi ricordi, facendoci ingoiare la sua ansia, fino ad intraprendere con lei un viaggio verso la consapevolezza.

Ancora scossa dai brividi che questa storia mi ha regalato, vi auguro di potervi perdere nelle magiche parole di Elena Mearini.

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